Non solo agricoltura: i dati Excelsior 2025 mostrano una domanda diffusa lungo tutta la filiera agroalimentare, dai braccianti agricoli ai profili della trasformazione, della lavorazione e delle produzioni alimentari. Ma cresce la difficoltà di reperire competenze adeguate.
Nel 2025 il settore primario italiano programma 431.510 entrate, confermando il suo peso nel mercato del lavoro nazionale. Ma il dato va letto dentro una prospettiva più ampia: quella di una filiera agroalimentare estesa, che parte dalla produzione agricola e arriva alla trasformazione industriale e artigianale dei prodotti.
A confermarlo sono i dati Excelsior sui percorsi formativi e sulle professioni collegate all’agroalimentare. Le imprese esprimono infatti 186.730 entrate per i percorsi di trasformazione agroalimentare e 42.300 entrate per l’indirizzo agrario, agroalimentare e agroindustria, con livelli di difficoltà di reperimento molto elevati.
Tra le professioni più rappresentative della filiera emergono i panettieri e pastai artigianali, i vinificatori e addetti alla preparazione di bevande, i conduttori di apparecchi per la lavorazione dei prodotti lattiero-caseari e, alla base del sistema, i braccianti agricoli, che restano la figura numericamente più richiesta.
I numeri delineano così un agroalimentare che non può più essere raccontato come semplice somma di attività agricole, ma come ecosistema produttivo integrato, in cui convivono lavoro nei campi, competenze di trasformazione, produzione artigianale e processi industriali. La criticità principale resta il reperimento dei profili: un segnale che rende sempre più strategico il collegamento tra imprese, istruzione tecnica e formazione professionale.
Fonte: Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior 2025, Formazione Professionale e Lavoro, pag. 85-86, Indirizzo Trasformazione Agroalimentare