Tra il 2025 e il 2029 la filiera aggregata “commercio e turismo” potrà esprimere un fabbisogno compreso tra 574mila e 702mila occupati, circa il 18% del totale nazionale. Una parte rilevante della domanda riguarderà lavoratori stranieri e persone formate attraverso percorsi tecnico-professionali e IeFP. Le opportunità sono ampie, ma per coglierle serviranno preparazione pratica, competenze digitali e green, capacità relazionali e attenzione alla qualità dell’accoglienza.
Una filiera più ampia di hotel e ristoranti.
Quando si parla di turismo, si pensa subito ad alberghi, ristoranti, villaggi, agenzie di viaggio e strutture ricettive. La filiera è però più articolata: coinvolge l’accoglienza, la ristorazione, l’intermediazione turistica e una parte importante delle attività commerciali collegate ai consumi e alle esperienze dei visitatori.
Nel modello previsionale Excelsior, infatti, i dati sono raccolti nella filiera “commercio e turismo”, che comprende commercio, servizi di alloggio e ristorazione e attività delle agenzie di viaggio. Questo significa che i numeri del rapporto non possono essere attribuiti interamente al solo turismo: descrivono un sistema più ampio di servizi e imprese strettamente connessi tra loro.
Questa precisazione è importante per orientarsi correttamente. Il turismo non coincide con un unico mestiere e neppure con un solo percorso di studio: può offrire opportunità nell’ospitalità, nella preparazione e somministrazione degli alimenti, nell’organizzazione dei viaggi, nella gestione commerciale, nell’assistenza al cliente e nel coordinamento dei servizi.
Fino a 702mila occupati: come leggere la previsione
Nel quinquennio 2025-2029 la filiera “commercio e turismo” potrà richiedere tra 574.400 e 702.200 occupati, a seconda dell’andamento dell’economia. Si tratta del fabbisogno più elevato tra tutte le filiere considerate e corrisponde a circa il 18% della domanda occupazionale complessiva prevista in Italia.
Il dato è significativo, ma non rappresenta esclusivamente nuovi posti di lavoro. Il fabbisogno comprende infatti due componenti: l’espansione dell’occupazione e la necessità di sostituire le persone che usciranno dal mercato del lavoro. Nel complesso dell’economia italiana, la sostituzione dei lavoratori in uscita potrà rappresentare dall’82% al 93% del fabbisogno previsto.
Le opportunità, quindi, potranno nascere sia dalla crescita delle attività turistiche e commerciali sia dal ricambio del personale. La previsione non costituisce una promessa automatica di assunzione: indica la quantità di professionalità di cui il sistema economico potrebbe avere bisogno nei diversi scenari.
Dall’accoglienza alla ristorazione: i profili richiesti
Le previsioni sul personale straniero, riferite all’insieme dei settori privati, aiutano a comprendere quali professioni potranno avere un peso particolare anche nell’ospitalità e nella ristorazione.
Tra le categorie indicate dal rapporto figurano 56.600 professioni qualificate nelle attività ricettive e della ristorazione, pari al 9,8% del fabbisogno di personale straniero. Si aggiungono 53.300 professioni qualificate nelle attività commerciali e 99.500 professioni non qualificate nel commercio e nei servizi.
Il quadro presenta quindi una domanda diversificata: accanto alle attività operative sono richiesti profili qualificati, capaci di gestire la relazione con il cliente, organizzare il servizio, collaborare con colleghi e fornitori e affrontare gli imprevisti.
Questo aiuta a superare uno stereotipo ancora diffuso: il turismo non offre soltanto occupazioni generiche o temporanee. La filiera comprende ruoli con livelli differenti di responsabilità e può premiare chi sviluppa competenze tecniche, linguistiche, organizzative e relazionali.
Diplomi e IeFP: due porte di accesso alla filiera
Per circa sei lavoratori stranieri su dieci ricercati dalle imprese sarà necessaria una formazione secondaria. Nello scenario positivo, 216mila profili dovranno possedere una qualifica o un diploma professionale IeFP, mentre per circa 118.600 persone sarà richiesto un diploma tecnico-professionale quinquennale.
Tra gli indirizzi più collegati alla filiera emergono:
- 14.800 profili con diploma in turismo, enogastronomia e ospitalità;
- 26.500 profili con qualifica o diploma IeFP nell’indirizzo ristorazione.
Questi valori si riferiscono al fabbisogno di personale straniero dell’insieme dei settori privati e non rappresentano tutta la domanda della filiera turistica. Mostrano comunque la rilevanza dei percorsi formativi che uniscono studio, laboratori ed esperienza pratica.
La formazione professionale non deve essere considerata una scelta di livello inferiore. Nel turismo e nella ristorazione, saper fare bene un’attività, conoscere strumenti e procedure, lavorare in sicurezza e comprendere il funzionamento reale di un servizio sono elementi decisivi.
Il rischio di avere opportunità, ma non abbastanza competenze
Nel complesso del mercato del lavoro italiano, tra il 45% e il 46% del fabbisogno previsto per il 2025-2029 riguarderà persone con una formazione secondaria tecnico-professionale.
Secondo le stime Excelsior, la domanda di diplomati tecnico-professionali potrà superare del 21% il numero di giovani in uscita dal sistema formativo. Per i percorsi IeFP, il fabbisogno atteso sarà addirittura pari a circa il doppio dell’offerta disponibile. Questi dati non riguardano esclusivamente il turismo, ma segnalano una criticità che interessa direttamente anche questa filiera.
Il problema, quindi, non sarà soltanto creare opportunità di lavoro, ma disporre di persone sufficientemente preparate per coglierle. Scuole, enti di formazione e imprese dovranno collaborare per rendere i percorsi più coerenti con i servizi reali, senza ridurre la formazione al semplice addestramento per una singola mansione.
Digitale e green cambiano il modo di fare turismo
La trasformazione digitale e la sostenibilità interesseranno tutte le filiere. Nello scenario più favorevole, le competenze digitali saranno richieste a oltre 2,2 milioni di lavoratori; l’attitudine al risparmio energetico a circa 2,4 milioni e la capacità di gestire prodotti o tecnologie green a circa 1,5 milioni.
Questi valori riguardano l’intera economia e non il solo turismo, ma indicano chiaramente la direzione del cambiamento.
Nella filiera turistica le competenze digitali possono tradursi nella capacità di utilizzare piattaforme di prenotazione, gestire le relazioni con i clienti, analizzare le informazioni sulla domanda, comunicare online e organizzare in modo più efficiente i servizi.
Le competenze green riguardano invece la gestione responsabile dell’energia e delle risorse, la riduzione degli sprechi, l’utilizzo consapevole dei prodotti e la capacità di spiegare al cliente le scelte sostenibili adottate dall’impresa.
La tecnologia, però, non sostituisce la qualità umana dell’accoglienza. Un servizio digitale può rendere più semplice una prenotazione, ma sono ascolto, professionalità e capacità di comprendere le esigenze delle persone a costruire un’esperienza positiva.
Perché è importante per gli studenti, le famiglie e i docenti
Per gli studenti, i numeri mostrano una filiera con molte possibilità di accesso, attraverso qualifiche professionali, diplomi tecnici e professionali e percorsi di formazione successivi. È utile chiedersi se si è interessati a organizzare servizi, comunicare con persone differenti, utilizzare le lingue, collaborare, risolvere problemi e lavorare con precisione anche nei momenti più complessi. Laboratori, visite alle imprese, project work ed esperienze formative sul campo possono aiutare a capire se le attività concrete della filiera corrispondono davvero alle proprie attitudini.
Per le famiglie, le previsioni aiutano a superare l’idea che gli indirizzi professionali e tecnico-turistici siano percorsi di ripiego. La domanda di competenze è consistente e potrà crescere, ma un numero elevato di opportunità non rende automaticamente un percorso adatto a ogni ragazzo o ragazza. È importante valutare la qualità dell’offerta formativa: laboratori disponibili, insegnamento delle lingue, competenze digitali, rapporti con le imprese, esperienze internazionali e attenzione alla sostenibilità.
Per i docenti, la filiera del turismo può diventare un laboratorio interdisciplinare di orientamento. Le lingue possono essere collegate all’accoglienza internazionale; l’economia alla gestione delle strutture; l’informatica alla prenotazione e alla comunicazione digitale; la geografia alla costruzione degli itinerari; le scienze dell’alimentazione alla ristorazione; l’educazione ambientale alla sostenibilità dei servizi.
Fonte: Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior, Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine 2025-2029. Scenari per l’orientamento e la programmazione della formazione, pagina 52 e pagine 54-57. https://excelsior.unioncamere.net/sites/default/files/pubblicazioni/2025/report_previsivo_2025-29.pdf